L'ultimo sole della notte è un film fantascientifico scritto, prodotto e diretto da Matteo Scarfò e ispirato dalle atmosfere dei romanzi dello scrittore inglese James Ballard.

SINOSSI: In un futuro non troppo lontano, l’Italia è sconvolta da una serie di violenze interne a opera di gruppi terroristici non meglio precisati. La situazione da guerra civile, scatenata principalmente da cause sociali, fa parte di un contesto molto più ampio che ha coinvolto tutta l’Europa e successivamente anche la parte orientale del mondo, si tratta nei fatti di una terza guerra mondiale. Il film si concentra su una Zona, una tra tante, creata appositamente come una green zone per “salvaguardare” i valori occidentali dalla distruzione della guerra mondiale.
In queste cittadelle segrete e sorvegliate militarmente, la vita deve continuare al sicuro come se nulla fosse successo, in questo posto la guerra non deve arrivare, neanche gli echi lontani. Gruppi di persone sono selezionati tramite un programma governativo segreto chiamato Progetto ARCA per età, ceto sociale, sesso, formazione, cultura, membri della famiglia, e poi assegnati con la forza alle varie Zone dove bisogna continuare normalmente la propria vita e portare avanti tutte le abitudini come prima. Le cittadelle, le Zone, sono provviste di tutto il necessario, non manca niente, solo che una volta entrati nessuno può uscire. Il film inizia all’interno della Zona 13, quando il progetto ARCA è già fallito e la guerra, in corso, sta per essere persa. All’interno sono rimaste solo poche persone vive, le altre sono morte o sono fuggite, anche perché ai confini non vi è rimasto neppure un militare a sorvegliare. Le strade, le case, le recinzioni, sono tutte abbandonate, spente, chiuse, alcune anche crollate.
I personaggi principali vivono all’interno di un enorme condominio dotato di ogni comfort, di provviste e di acqua che basterebbero per anni, a esclusione di internet che è invece collassato. Il condominio sembra un grande monolite magnetico, una specie di dio primordiale che non li lascia andare via, come un ventre materno sicuro, ma è soprattutto la Zona in generale a tenerli tutti attaccati al loro destino. La loro vita scorre con uguale lentezza dentro il grande condominio, che è sempre scuro e freddo, mentre all’esterno l’ambiente naturale ha ripreso il proprio posto e cresce selvaggio e rigoglioso. Il film alterna passato e presente dei personaggi in un'unica linea narrativa inscindibile. Il passato influenza il presente ma anche il presente è capace di dominare alcuni ricordi del passato. I personaggi dovranno fare i conti con ciò che sono stati e quello che ora sono divenuti.
Qualcuno di loro riuscirà a fuggire e a scoprire cosa c'è oltre le recinzioni abbandonate? E a quale prezzo?

I PERSONAGGI

Andrea Carli è colui che ha scelto di vivere seguendo l’assurdo programma che gli è stato imposto, il compito di portare avanti una civiltà che non c’è più si è trasformato in una serie di regole ferree e di abitudini regolari che sono divenute poi le barriere del suo mondo, ma sono anche la sua garanzia di sopravvivenza e di stabilità. È un personaggio “spettatore”, mai empatico, chiuso, che viaggia sul confine tra lucidità e follia estrema, ma il suo saggio equilibro, per quanto faticoso e doloroso, è quello che gli altri invidiano. Andrea si muove solo su un terreno già esplorato e quindi sicuro, perché ne conosce perfettamente i segreti, le conseguenze, i ritmi, le ragioni. Ciò che non riesce a fare è uscire da questa barriera per andare nell’inesplorato, che potrebbe essere sia migliore che peggiore. Solo nel suo “guscio” c’è la salvezza, perché è dimostrato dalla sua stessa vita. Lui è come l’ultimo uomo sulla terra, l’ultimo portatore rimasto di un pensiero, giusto o sbagliato che sia.

Alessandra è un mondo a parte, sotto la maschera che indossa si nasconde un’altra vita, un altro universo doloroso da cui non riesce a staccarsi. Alessandra si è sempre presa cura degli altri inquilini, nella ricerca di un’utilità della sua vita che nella vita precedente non aveva trovato. Il suo passato nasconde una persona diversa da quella che ora, prima della guerra infatti partecipò alle rivolte e alle attività terroristiche che sconquassarono la vita nelle città occidentali. Nel mondo nuovo sorto dalla catastrofe si pone domande sul senso della sua vita, per cosa non è morta quel giorno? Per vedere la fine del mondo?

Becatti è l’unico personaggio che non ha saputo in nessun modo costruirsi delle difese, la tragedia lo ha colto all’improvviso, a differenza degli altri che invece hanno avuto modo di prepararsi in qualche modo, e ne è rimasto sotto. Becatti non è cattivo, anche se così appare, è solo umano, è cinico, depresso, distrutto. Becatti appunto è umano, è stato colto nel pieno della tragedia con la morte istantanea della moglie e delle figlie, mentre lui era lontano. Il senso di colpa per essere rimasto vivo e non aver potuto fare nulla per loro lo ha roso da dentro, facendogli perdere qualsiasi orientamento e prospettiva. Il suo personaggio è distruttivo, ma solo verso sé stesso. Nel palazzo si è auto-aggiudicato il ruolo di manutentore, di custode, di persona più pragmatica adatta a sorvegliare tutto e tutti come una specie di padre.

Stefano è il cinico, ricchissimo, squalo della nuova finanza. Un giovane che nel passato ha deciso di sfruttare il caos della società per trarne vantaggi. La sua visione non è per nulla umana, ma è tremendamente coerente, è tremendamente pura e sincera. È l’unico che personaggio “puro”, non ha nulla da nascondere, la sua faccia è quella e da subito è rivelata. Paradossalmente è anche il personaggio meno ambiguo tra tutti. La sua amicizia con Andrea è vissuta come una pericolosa fratellanza di sangue, dove però Stefano crede di tenere per sé il ruolo di fratello maggiore. Vorrebbe provocare Andrea, in una continua sfida sempre più estrema per mettersi alla prova, per vedere se quel suo “amico fraterno” è all’altezza, se merita davvero l’amicizia. Stefano è un lupo, un animale senza leggi ma anche sicuro della propria libertà e quindi affascinante.

NOTE DI REGIA: L’ultimo sole della notte è un film distopico, ambientato in un futuro non molto lontano, che potrebbe essere anche il nostro presente. Il film è ambientato dopo una nuova guerra mondiale, in una delle zone sicure create per deportare le persone destinate a “rappresentare” i valori e disvalori della Società occidentale. I personaggi hanno un oscuro rapporto con il loro passato e il film si snoda attraverso due linee temporali indistinte, quella del passato e quella del presente, che per noi è il futuro. Entrambi sono come un unico filo dello stesso racconto. Ho cercato di raccontare quello che può succedere alle persone in contesti straordinari quando sono private della possibilità di amare i propri cari, la famiglia, gli amici, un vicino di casa, chiunque. Abbiamo bisogno del nostro rapporto quotidiano, di sapere che non siamo soli. E abbiamo bisogno di comunicare che ci siamo. Quando tutto questo scompare, quando le basi della nostra società scompaiono, cosa succede? Ci sarà ancora posto per l’umanità così come la conosciamo? Volevo anche provare a raccontare il nostro presente attraverso la tecnologia e il rapporto con i social network. È il primo film post apocalittico che mette in scena questo rapporto con internet e i social network. Ho provato a immaginare un sovvertimento delle regole dei film post apocalittici, dove di solito i protagonisti sono impegnati a sopravvivere in qualche luogo esterno inospitale, e a procurarsi cibo, vestiti, armi. Ecco nel mio film tutto questo non è un problema, i personaggi hanno tutto ciò che serve per sopravvivere, ma spesso manca ciò che oggi noi riteniamo scontato, piccole cose a cui aggrapparsi, anche solo un foglio di carta, o una penna. I personaggi di questo film sono soli, si sentono perduti, e hanno paura dell’ignoto, dell’esterno. La loro domanda è: e se là fuori non ci fosse più nessuno. La Zona è tutto quello che gli rimane. È la loro nuova Casa. Ho pensato al cinema surrealista di Luis Buñuel e ho pensato a Stalker di Tarkovskij, ho pensato anche molto a James Ballard e al suo modo di raccontare le complesse sfumature umane. La sfumatura umana è ciò che più ho cercato di dare ai miei personaggi, non ci sono buoni o cattivi, non ci sono persone tutte da una parte o tutte da un’altra, ci sono solo esseri umani con tutte le loro ambiguità e la loro complessa finitezza. In essi ho cercato di dare il mistero che è fondamentale nel cinema, cosa cercano? Cosa vogliono? Perché lo fanno? Alle risposte a queste domande bisogna sempre lasciare un fondo di non detto, di misterioso. Una volta date ai personaggi le loro parti vitali, reali, essi possono camminare da soli e rispondere da soli alle loro azioni. Io non rispondo più di loro, vanno avanti da soli, e non so tutto di loro, cosa faranno ora? Non posso rispondere.

Questo film nasce dalla mia passione per la fantascienza umanista, nasce per un’ispirazione improvvisa, una notte su un treno, grazie a James Ballard. Ma soprattutto nasce dalla volontà di parlare di storie umane, anzi di esseri umani nelle storie. Vorrei raccontarvi una storia in un futuro che forse è già arrivato in anticipo, vorrei raccontarvi delle sfumature di alcuni uomini e di alcune donne, di persone vere, che non sono mai tutte da una parte o tutte da un'altra. Non sono mai totalmente bianche o totalmente nere. Sono fatte di tanti colori e tra questi colori passano a volte senza apparente logica, senza un disegno, senza una rotta, senza una struttura ordinata, regolare. Guidati da cosa? Dal destino, dalle emozioni del momento, dai cambi di umore o da lunghi ripensamenti. Questo siamo e questo ho cercato di raccontare nel film.
La storia di questo film è interessante perché è vero che un’opera ad un certo punto deve vivere da sola, senza dirle sempre cosa deve pensare o cosa deve fare col suo pubblico, ma è bello anche sapere la storia che c'è dietro un film. La storia delle persone che lo hanno realizzato, o anche solo quella parte della storia che per alcune settimane le ha riguardate tutte insieme. Per un momento i film hanno la capacità di far camminare persone che non si conoscono sulla stessa strada. Per un momento. Questa è anche la nostra storia, la storia delle persone meravigliose senza le quali tutto questo nella sua indicibile difficoltà non sarebbe mai accaduto. Difficoltà e bellezza, perché poi c’è anche la bellezza, nella forma di un sentimento che unisce e fa nascere l’amicizia vera, il film ci legherà sempre, ovunque noi andremo. A tutti voi che siete il film come lo sono io, il mio grazie dal cuore.
Il film è il risultato di un lavoro durato 5 anni, dal primo barlume indistinto, dalla prima idea fumosa nata su quel treno leggendo le righe di Ballard, fino alla consegna finale del film fatto e finito. 5 anni di vita non sono pochi dopotutto, no? 5 anni di cui la metà esatta di riprese; iniziate, poi fermate, poi riprese, e così andando avanti per tutto quel tempo, senza avere mai, e dico mai, la certezza che avremmo continuato un secondo dopo l’ultimo stop di una sessione. Ma anche con un desiderio così forte che tutto sommato sì, quella certezza in fondo in fondo c’era eccome. Almeno per noi. Tante gioie e tanti dolori, ma non sempre i dolori sono il male se poi mirano a ricongiungerci con la felicità. Perché si capisce che ne è valsa la pena. Perché è così la vita, e il cinema non fa eccezione. Come potrebbe farla il mezzo che si prefigge sempre di raccontarla, questa vita? Magari qualche volta anche carpendone un pezzettino di senso, chissà. A noi sempre sconosciuto.
(Matteo Scarfò)

BIOFILMOGRAFIAIl percorso cinematografico di Matteo Scarfò comincia ufficialmente con la realizzazione del suo primo vero cortometraggio, Fantascienza in pillole”, un’opera ispirata alle visioni esistenziali e fantascientifiche dello scrittore Philip K. Dick. Il corto vince il primo premio in un festival di cortometraggi in Calabria e gli dà la spinta per intraprendere questa carriera.

Nel 2006 inizia a lavorare come assistente di produzione presso la Paco Cinematografica e nel 2008 pubblica il suo primo libro di racconti, intitolato Uomo mangia uomo”, con la Mongolfiera Editrice. Nello stesso anno realizza il suo secondo cortometraggio, “Omega”, ispirato a uno dei racconti della raccolta, dal titolo “Il paradosso”.

Il 2009 lo vede impegnato in tre grossi progetti, il primo nel ruolo di assistente per il film The last gamble”, produzione americana girata tra New York e il New Jersey, con John Savage, Nick Mancuso, Ray Abruzzo, Sally Kirkland e Steven Bauer e con la regia di Joe Goodavage; il secondo a Toronto e si tratta di un film d’azione dal titolo Death Warrior” per la regia di Bill Corcoran; il terzo finalmente come regista, per un lungometraggio dal titolo Anna, Teresa e le Resistenti” dedicato ad Anna Magnani e alle donne della Resistenza italiana. Questo progetto sperimentale che unisce teatro e cinema gira l’Italia e riceve la Menzione di Merito da parte della giuria del Festival di Salerno. Il film è selezionato anche in Canada dall’Italian Contemporary Film Festival per rappresentare i docufilm italiani nel 2012, insieme ai film di registi come Nanni Moretti e molti altri, e due anni dopo è inserito nel circuito delle biblioteche romane. Il progetto successivo, “Bomb! Fantasia in fiamme”, è dedicato alla figura di Gregory Corso, uno dei più importanti poeti della Beat Generation insieme ad Allen Ginsberg e Jack Kerouac, il protagonista è interpretato da Nick Mancuso e il film è nuovamente un esperimento visivo ed emotivo. Presentato nelle sale dello storico Film Studio a Roma il 4 maggio 2015, il film riceve importanti apprezzamenti da parte della stampa e del pubblico. Nel 2014, il primo esperimento di video arte di Scarfò è scelto dal musicista Lorenzo Sutton come tesi di laurea per il suo diploma al Conservatorio “Santa Cecilia”, il lavoro prende il titolo di The world will note”.

Nel 2013 viene rappresentata a Roma la sua prima opera teatrale, Mare di pietra”, di cui è autore ma non regista. Per questa nuova esperienza Scarfò ha trattato storie di personaggi molto diversi prendendo ispirazione dagli scritti di Corrado Alvaro, Anna Maria Ortese, Pier Vittorio Tondelli, Edgar Lee Masters, Herbert Pagani.

Nel 2015 Scarfò inizia le riprese del film L’ultimo sole della notte”, ispirato dall’opera dello scrittore James Ballard, che sarà distribuito prossimamente, e collabora con il regista Giampaolo Abbiezzi per il soggetto del film Stalking Eva”, un film di genere sullo stalking che esce nelle sale il 24 settembre 2015.

Nello stesso anno il regista inizia le riprese di una web serie a scopo promozionale per la Scuola di Italiano Leonardo da Vinci di Roma dal titolo “Roman Holidays: how to become Italian in 5 lessons”, un racconto a episodi su due studenti stranieri che arrivano in Italia per studiare italiano. La diffusione è prevista per ora per l’estate 2016. Nella web serie è inoltre messa in risalto la centralità di Roma come città dell’arte.

Il regista dichiara: “In questi anni ho avuto anche l’opportunità di poter sperimentare nuovi linguaggi espressivi con la musica e con le immagini girando video musicali per gruppi e cantanti molto diversi tra loro. Ho lavorato più volte anche come assistente di regia e produzione tra Roma e la Calabria in ambito teatrale, cinematografico, documentaristico e televisivo, tra cui le produzioni Colpi di sole” (2006), “Boogie Woogie” (2006), “Memorie incantate: Zaleuco” (2009), “Eurom” (2009), “La canzone d’Aspromonte” (2010), “Il geco” (2012), “Bellezze e Rovine - il Mezzogiorno – l’Italia di Umberto Zanotti Bianco” (2013). Tra i videoclip: “Summer” (2011) e “Cinema” (2014) per Nimby, “Perché” (2011) per 22esimo quartiere, “Dì” (2015) e “Spazio/Tempo” (2016) per Darman, tutti disponibili su YouTube”.

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